Anaffettività e profumi: come due elementi possono dare vita ad omicida seriale.

Ben Whishaw in una scena finale del film





Pare quasi un ossimoro accostare due termini così differenti tra loro come caratteristiche per un perfetto omicida seriale: i profumi che spesso sono associai a qualcosa di bello, di buono, a qualche ricordo nostalgico e talvolta dolce amaro, e l'anaffettività, questo muro freddo e gelido che impedisce di provare sentimenti e di relazionarsi adeguatamente con gli altri.
Eppure, la storia fittizia di Jean-Baptiste Grenouille si incentra proprio su questi due elementi.
Con un'infanzia travagliata alle spalle e il tempo trascorso in orfanotrofio, Jean manifesta fin da piccolo degli atteggiamenti particolari per un bambino: non piange mai, non sente il dolore, non ha interesse a relazionarsi con gli altri (grandi e piccini), inizia a parlare dopo i cinque anni ma è dotato di una caratteristica impressionante ma al contempo inquietante: un olfatto sovrumano che gli permette di percepire ogni singolo odore. Dall'odore della terra a quello dell'acqua fino a quello degli animali. Ma l'unico odore che è incapace di percepire è proprio il suo.
Venduto a tredici anni a un conciatore parigino, riuscirà in seguito a raggiungere la maggiore età e proprio in questa fase della sua miserevole vita, incontra lei, la ragazza che rappresenta l'odore della sua vita.
Da qui inizia un climax intrigante e ricco di suspence e omicidi, in cui si vede lo sviluppo della sua ossesione verso "il profumo perfetto".
Sebbene sia un film, tratto dall'ononimo libro, analizza in modo assai esatto e corretto l'anaffettività e le ossessioni, rendendo la visione particolarmente interessante per chi non si è mai imbattuto in atteggiamenti psicopatologici. 


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